CHIARA DYNYS

Chiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate a livello internazionale. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso del l’ anomalia , della variante, della “soglia” che consente alla mente di passare dalla realtà umana e della storia ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia. Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private.

Chiara Dynys is now one of the most well-known Italian artists internationally appreciated. Since the beginning of her activity, in the early 1990s, she has acted on two main strands, both of which are based on a single attitude towards reality: to identify in the world and in the forms the presence and the sense of the anomaly, variant, "Threshold" that allows the mind to move from human reality and history to an almost metaphysical scenario. To do this, use apparently eclectic materials ranging from light to glass, mirrors, ceramics, fusions, fabric, video and photography. Chiara Dynys has participated in numerous personal and collective exhibitions in important museums and public and private cultural institutions.


"Guarda lontano - Look Afar"

7° Biennale Internazionale di Arte Contemporanea, Mosca

19 settembre - 29 ottobre 2017


La foresta trascendentale - Look Afar
La foresta trascendentale - Look Afar, Chiara Dynys
La foresta trascendentale - Look Afar, Chiara Dynys

La mostra di Chiara Dynys è composta di due grandi installazioni, Please don’t cry e Look Afar, entrambe del 2016, interamente ripensate per questa importante occasione espositiva. L’elemento significante con cui l’artista ha dato nuovo senso alle sue recenti opere è stata la luce che connette le opere stesse ai due ambienti dell’ Arkhangelskoye che interessano l’esposizione . Please don’t Cry, installata nell’ambiente sottostante, una sorta di elegante e sobria cripta, è calata nella penombra. La luce è portata da un insieme di sfere di vetro collocate su alti piedistalli, da ciascuna infatti si diparte un raggio che arriva verticalmente a toccare il soffitto, costellandolo di aloni luminescenti. Ogni sfera brilla al suo interno di frammenti dorati, ma questo senso di preziosità e di raccoglimento presto contrasta col messaggio che l’artista vuole farci pervenire. Le sagome dorate contenute nelle sfere rappresentano i confini di paesi attualmente o di recente impegnati in guerre o dilaniati da guerre civili. Queste sagome si proiettano, oltre la sfera di cristallo, sul soffitto con la forma degli esatti confini dei paesi di guerra come se fossero delle nuvole fantastiche. Sotto le spoglie di una bellezza avvincente, nel senso che ci coinvolge anche al di là della pura visione, Chiara Dynys ci ricorda che esiste la realtà con le sue tragiche contraddizioni. Al piano superiore, molto più articolato in senso architettonico, Look Afar innesta un’intensità diversa: la luce è mobile, l’installazione è attraversata dal suo dinamismo. La luce è quella del video che l’artista ha realizzato per catturare il fenomeno naturale dell’aurora boreale: vortici di luce dal colore cangiante trasfigurano l’ambiente, la sua morfologia, e l’installazione stessa. Questa è composta da una serie di fotografie a colori, montate su basi in forma di leggio che l’artista ha disegnato per questa occasione. Le fotografie riprendono momenti della spedizione compiuta da Chiara Dynys nella Lapponia svedese per documentare quello straordinario fenomeno. L e immagini recano, in un certo senso, in potenza quella stessa energia che l’osservatore sperimenta in atto. Le cornici accentuano il generale dinamismo dell’opera con le loro volute quasi neo-barocche. Realizzate in metacrilato di diversi colori, esse recano anche un senso voluto di artificiosità, posto in relazione con l’origine naturale di quella luce vorticosa. Alla dialettica negativa della guerra che porta solo distruzione ,Dynys contrappone insomma quella positiva della natura, dove ogni distruzione fa sempre posto a una nuova creazione, forse auspicando che l’insensatezza degli esseri umani trovi qui un insegnamento.

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Chiara Dynys’ exhibition at the Moscow Biennale is divided in two main installations, Please don’t cry and Look Afar, both realized in 2016, but entirely rethought for this important occasion. The element through which the artist has given a new sense to her recent artworks is the light, that connects the artworks themselves to the exposition spaces of the Arkhangelskoye. Please don’t cry, in the lower exposition space, a sort of elegant crypt, is drown in the half-light.The light is driven by a series of glass spheres placed on high supporting columns; a lightbeam, departing from the columns towards the spheres reaches the ceiling, enlightening it with luminous halos. Each sphere contains shining golden fragments, and this sense of contrasts with the message that the artist is intended to provide to the audience. The golden profiles contained in the spheres, represent the shape of countries recently or currently involved in conflicts either international either civil wars. These silhouettes, are projected, beyond the spheres, on the ceiling with the exact shape as imaginary clouds. Hidden behind a beauty, that goes beyond the mere concept of visual perception, Chiara Dynys reminds us all the contradictions that forms our reality. On the upper floor, architecturally more complex, Look Afar displaces a different kind of intensity to the space: the light is fluid and moving, giving a dynamic character to the installation. The light was captured and recorded in a video realized by the artist during the Northern Light mystic phenomenon: coloured transforming lights shapes the space, its morphology, and the installation itself. The installation is composed by a series of colored pictures, leaning on basis designed by the artist. The pictures, capture some moments of the trip of Chiara Dynys in the Swedish part of Lapland to record the Northern Light. The audience experiences the energy of this natural phenomenon through the power of the images of the artist. Moreover, the frames enhance the dynamic character of the artwork with their neo- baroque curves. The frames are made of metharcrylate, giving a voluntary sense of artificial, contrasting with the natural origin of the light of the images. Chiara Dynys, then, counterposes the negative dialectic of the war to the positive one of nature, where everything that is destroyed makes room for something new to be created, maybe hoping to be something for human beings

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Chiara Dynys

 

 

Credits

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