CHIARA DYNYS

Chiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate a livello internazionale. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso del l’ anomalia , della variante, della “soglia” che consente alla mente di passare dalla realtà umana e della storia ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia. Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private.

Chiara Dynys is now one of the most well-known Italian artists internationally appreciated. Since the beginning of her activity, in the early 1990s, she has acted on two main strands, both of which are based on a single attitude towards reality: to identify in the world and in the forms the presence and the sense of the anomaly, variant, "Threshold" that allows the mind to move from human reality and history to an almost metaphysical scenario. To do this, use apparently eclectic materials ranging from light to glass, mirrors, ceramics, fusions, fabric, video and photography. Chiara Dynys has participated in numerous personal and collective exhibitions in important museums and public and private cultural institutions.


"Please don't cry"

Galleria Civica San Zenone di Campione d'Italia

da un'idea di Renata Knes con un testo di Giorgio Verzotti

Inaugurazione 14 dicembre 2017 - ore 18.00

Please don't cry, 2015
Please don't cry, 2015
Please don't cry, 2015

"PLEASE DON'T CRY" curated by Giorgio Verzotti

La mostra di Chiara Dynys è composta da una unica installazione, Please don’t cry, un’opera del 2016, ripensata per questa importante occasione espositiva. L’elemento significante con cui l’artista ha dato un pregnante significato alla sua opera è la luce che connette l’opera stessa all’ambiente. Please don’t cry è calata nella penombra. La luce è portata da un insieme di sfere di vetro collocate su alti piedistalli, da ciascuna infatti si diparte un raggio che arriva verticalmente a toccare il soffitto, costellandolo di aloni luminescenti. Ogni sfera brilla al suo interno di frammenti dorati, ma questo senso di preziosità e di raccoglimento presto contrasta col messaggio che l’artista vuole farci pervenire. Le sagome dorate contenute nelle sfere rappresentano i confini di paesi vicini a noi e attualmente o di recente impegnati in guerre o dilaniati da guerre civili. Sotto le spoglie di una bellezza avvincente, nel senso che ci coinvolge anche al di là della pura visione, Chiara Dynys ci ricorda che esiste la realtà con le sue tragiche contraddizioni. Il titolo in inglese rimanda all’ormai celebre frase pronunciata da Federico Fellini all’atto di ricevere l’Oscar alla carriera: rivolto alla moglie commossa in platea il grande regista disse “Giulietta please stop crying!” Per Chiara Dynys quelle parole valgono come una dichiarazione d’amore per quei Paesi, in alcuni dei quali ha vissuto e lavorato, e per noi possono valere come incitamento: inutile piangere, meglio agire per migliorare le cose.

Chiara Dynys’ exhibition consists of a single installation, Please don’t cry, a work of 2016, redesigned for this important exhibition. The significant element, that the artist has given a meaningful meaning to his work, is the light that connects the work itself to the environment.Please don’t cry is into the dim light. The light is carried by a set of glass spheres placed on high pedestals, from each one departs a ray that reaches vertically the ceiling, studded with luminescent halos. Each sphere shines in its interior with golden fragments, but this sense of preciousness and recollection soon contrasts with the artist’s message. The golden shapes contained in the spheres represent the borders of countries close to us and currently or recently engaged in war or tormented by civil wars. Under the guise of a compelling beauty, beyond the pure vision, Chiara Dynys reminds us that reality exists with its tragic contradictions.The title in English refers to the well known sentence of Federico Fellini, when receiving the Oscar for his career, addressed to his wife sitting in the audience, the great director said "Giulietta please stop crying!"For Chiara Dynys those words are as a declaration of love for those countries, in some of which he has lived and worked, and for us they can be an incitement: useless crying, better to act to improve things.

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Chiara Dynys

 

 

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