CHIARA DYNYS

Chiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate a livello internazionale. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso del l’ anomalia , della variante, della “soglia” che consente alla mente di passare dalla realtà umana e della storia ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia. Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private.

Chiara Dynys is now one of the most well-known Italian artists internationally appreciated. Since the beginning of her activity, in the early 1990s, she has acted on two main strands, both of which are based on a single attitude towards reality: to identify in the world and in the forms the presence and the sense of the anomaly, variant, "Threshold" that allows the mind to move from human reality and history to an almost metaphysical scenario. To do this, use apparently eclectic materials ranging from light to glass, mirrors, ceramics, fusions, fabric, video and photography. Chiara Dynys has participated in numerous personal and collective exhibitions in important museums and public and private cultural institutions.


"Guarda lontano - Look Afar"

7° Biennale Internazionale di Arte Contemporanea, Mosca

opening 14 settembre 2017


La foresta trascendentale - Look Afar
La foresta trascendentale - Look Afar, Chiara Dynys
La foresta trascendentale - Look Afar, Chiara Dynys

"Concept del progetto: La foresta trascendentale - Look Afar"

Di fatto, la foresta è sempre trascendentale, ed è sempre una metafora, anche quando ti ci trovi immerso fisicamente. Ma come metafora indica l’ignoto e, per certi versi, anche il pauroso, e sicuramente sempre il difficile, tutti elementi che durante la vita vanno affrontati, a meno di non accontentarsi di sopravvivere. L’artista non si accontenta mai, e dunque vive sempre nella foresta (anche se questa è fatta dai grattacieli delle città o dall’incommensurabile vuoto del cyberspazio), tuttavia ha il privilegio di “scegliersi la sua foresta”, cioè il linguaggio con cui affrontare la vita. In questo senso la foresta è legata al concetto archetipico di morte-rinascita, alla vita e al cosmo che si evolve e perpetua, alla manifestazione di una “potenza” dove la verticalità suggerita dal tronco crea un collegamento fra due poli antitetici, fra il mondo ctonio in cui affondano le radici e il mondo superiore verso cui si protendono le fronde. Fra il cielo e la terra. Il mio lavoro Look Afar, che si inserisce proprio per questo all’interno del mio linguaggio, si concentra sul tema dell’altrove, della luce, dell’energia e dell’infinito. La Luce del Nord, finestra sull’invisibile animata da un soffio vitale ma “malinconico”, rimanda dialetticamente al senso tragico e naturale della finitezza contrapposta all’infinito dello spazio siderale, ma diventa al contempo potenza fantastica, che, donando una sensibilità e una preveggenza che gli individui normali non posseggono, congiunge il microcosmo (uomo) al macrocosmo (universo) traghettandoci verso l’infinito in un viaggio da condursi sul piano esistenziale. L’apparizione quasi fantasmale dell’aurora boreale diventa la spinta per l’uomo di guardare oltre, che spesso significa semplicemente guardarsi dentro per poter attingere a quelle risorse celate dell’”essere” in grado di condurlo attraverso la foresta. La luce, di cui l’uomo è generatore e artefice, diventa così passaggio, ma anche architettura di un’altrove che è dentro di noi, poichè l’uomo, seppur sospeso fra il Tutto e il Niente, fra l’immensamente grande e l’immensamente piccolo razionalmente incomprensibili, è contenitore capace di infinito nel folle volo che lo spinge a Guardare Lontano.

De facto, the forest is always transcendental, and it is always a metaphor, even when you are physically immersed in it. But as a metaphor it indicates the “unknown” or even the “fearful”, and certainly the “difficult”, all elements that need to be dealt with during a lifetime - unless one settles for mere survival. The artist is never satisfied, always living in the forest (even if it is made up of skyscrapers or cyberspace’s incommensurable vacuum) and yet has the the privilege to choose his or her own forest, that is to say a language to articulate and deal with life. So the forest is linked to the archetypical concept of death and rebirth, to life and to the cosmos which evolves and perpetuates, and ultimately to the manifestation of some sort of power where the verticality suggested by the trunk creates a link between two antithetical poles, the chthonic world at the roots and the upper world at the top where the branches stretch out. Between heaven and earth. My project, Look Afar, which fits right into the language I developed, focuses on the theme of the “elsewhere”, of light, energy and infinity. The Northern Light, window on the invisible, kept alive by a vital breath somehow still melancholic, dialectically refers to the tragic and natural sense of human finitude as opposed to the infinity of outer space. Yet, at the same time, it becomes an amazing power source which connects the microcosm (man) to the macrocosm (universe) by gifting those who experience it with a sensitivity and foresight that normal individuals do not possess, lulling them through an existential journey towards infinity. The almost ghostly appearance of the aurora borealis becomes the impetus for man to look afar, which often means simply looking inward to tap into the hidden resources of Being, which are capable of leading him or her through the forest. Light, of which man is source and creator, thus becomes a transition and an architecture of that “elsewhere” which lives within us. All in all, man, albeit suspended between Everything and Nothing, between the immensely big and the immensely small, which are both rationally incomprehensible, is a container capable of Infinity somehow always driven to Look Afar.

Chiara Dynys

 

 

Credits

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