CHIARA DYNYS

Chiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate a livello internazionale. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso del l’ anomalia , della variante, della “soglia” che consente alla mente di passare dalla realtà umana e della storia ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia. Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private.

Chiara Dynys is now one of the most well-known Italian artists internationally appreciated. Since the beginning of her activity, in the early 1990s, she has acted on two main strands, both of which are based on a single attitude towards reality: to identify in the world and in the forms the presence and the sense of the anomaly, variant, "Threshold" that allows the mind to move from human reality and history to an almost metaphysical scenario. To do this, use apparently eclectic materials ranging from light to glass, mirrors, ceramics, fusions, fabric, video and photography. Chiara Dynys has participated in numerous personal and collective exhibitions in important museums and public and private cultural institutions.


"Poisoned Flowers"

K35 Art Gallery, Mosca

24 Maggio  2017 - 25 Giugno 2017


Poisoned_Flowers_Chiara_Dynys
Poisoned Flowers, Chiara Dynys
Poisoned Flowers, Chiara Dynys

"Poisoned flowers"

Strano pensare che il termine “natura morta” venga tradotto in inglese con “still life” (ancora in vita). O il contrario: che “l’ancora in vita” inglese trovi da noi e in Francia corrispondente nel più macabro “nature morte”. Il lavoro di Chiara Dynys, “Poisoned Flowers”, sembra ragionare proprio sullo iato tra essere e nulla, tra stare e scomparire, tra vivere e morire. Non a caso, i suoi fiori malati, avvelenati, in procinto di sfiorire non solo per causa del Tempo, ma per una malattia che li coglie, che li sopraffà, sono immagini realizzate con la tecnica della stampa lenticolare; e che grazie a questa tecnica compaiono e scompaiono all’occhio dell’osservatore che si muove di fronte ad esse.
Un gioco di apparenze e dissolvenze, di apparizioni e nascondimenti, di patente e latente manifestarsi dell’essere: nature ancora in vita o morenti, già morte, ma ancora in grado di una residua, flebile, ectoplasmatica sussistenza. Fiori immortalati - come vorrebbe propriamente una natura morta - nel giardino dell’ospedale psichiatrico di Saint Remi in Provenza dove Van Gogh fu ricoverato e lavorò nel 1887 pochi anni prima di suicidarsi: viole, rose, fiori grappoli viola, dal sapore struggente che richiamano i dipinti del grande pittore olandese. Sarà proiettato un video realizzato dall’artista. “Time Ends Up Pink” è in realtà, una sequenza di immagini immobili che danno l’illusione di essere mobili, come nei primi esperimenti cinematografici. A conclusione del viaggio un’esplosione di colore rosa invade lo schermo: dapprima fluida e trasparente come un acquerello, poi sempre più coprente, fino quasi ad abbagliare lo sguardo dello spettatore. Come suggerisce il titolo la coppia di fiori rappresenta il tempo e il suo scorrere, fino ad una inevitabile conclusione.

Chiara Dynys

 

 

Credits

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